Dario Voltolini | Pacific Palisades

Pacific Palisades

 

L'idea è semplice quanto potente: c'è uno scambio di amore e dolore tra noi e il mondo, tra noi e gli altri; e questo scambio avviene attraverso il muro che ognuno di noi è. Il baluardo è anche una valvola, un filtro: una palizzata pacifica. Dario Voltolini, una delle figure più originali e orgogliosamente isolate della letteratura italiana, ha scelto la forma del racconto in versi per rendere, in compagnia del lettore, un viaggio intimo e universale attraverso il tempo e le parole.
“L'onda scende negli anni, spostandosi all'interno delle persone. Dolore, orrore e amore, generazione di generazioni, soffia come un vento attraverso le vene del tempo e ti chiedi se sia il vento stesso, o uno stile diverso di movimento, che ci fa vivere nell'immaginazione in orbite da cui possiamo sbirciare”.
Concentrando sulla pagina le persone a lui più care e le loro storie, Voltolini ha immaginato un dialogo tra i viventi e i morti, creando una nuova prospettiva: ognuno di noi conserva in noi stessi, non solo il nostro passato ma anche - forse principalmente - tutto ciò che è andato avanti a noi. Da questo testo Romaeuropa Festival presenterà in vari teatri una lettura di Alessandro Baricco alla musica di Nicola Tescari.

Fabio Genovesi | Il mare dove non si tocca

Il mare dove non si tocca

 

Il mare dove non si tocca si legge d’un fiato e resta per sempre nel cuore, insieme alla voce unica del narratore, un ragazzo con la testa piena di domande e il cuore traboccante di storie. Fabio ha sei anni, due genitori, e nove nonni. Nove, perché è l'unico bimbo della famiglia Mancini, e i tanti fratelli del suo vero nonno -uomini solitari, impetuosi e pericolosamente eccentrici - se lo contendono per portarlo a caccia, a pesca e coinvolgerlo in mille altre attività assai poco fanciullesche. Così Fabio cresce senza frequentare i suoi coetanei, e il primo giorno di scuola sarà un concentrato di sorprese scioccanti: i suoi compagni hanno molti giocattoli e pochissimi nonni, e si divertono tra loro con giochi strani dai nomi assurdi - nascondino, rubabandiera, moscacieca. E infine, la scoperta più allarmante di tutte, sulla sua famiglia grava una terribile maledizione: tutti i maschi che arrivano a quarant'anni senza sposarsi impazziscono. I suoi nonni-zii sono lì a testimoniarlo. Per fortuna accanto a lui ci sono anche un padre taciturno ma affettuoso, la mamma, la nonna e una ragazzina molto saggia che va in giro vestita da coccinella. Una famiglia caotica che pare invincibile, finché qualcosa di totalmente inatteso accade e sconvolge ogni equilibrio. Giorno dopo giorno, dalle elementari fino alle medie, Fabio cercherà il sempre precario equilibrio tra un mondo privato popolato di storie, pieno di avventure e animato d'immaginazione, e il mondo là fuori, confinato in mille regole opprimenti e dominato dalla legge del più forte. Tra inciampi, amori improvvisi e incontri straordinari, in un percorso di formazione rocambolesco, poetico e stralunato, Fabio capirà che le stranezze sono il nostro inesauribile tesoro di unicità, e giungerà a scoprire la propria vocazione di narratore perdutamente innamorato della vita.

Marco Presta | Accendimi

Accendimi

 

Caterina ha una pasticceria. E ha un fidanzato medio, delle amiche medie, una vita media. È insomma serenamente disperata, fa parte del grande fiume d'insoddisfatti che tutti i giorni, da ogni parte del mondo, riceve milioni di affluenti. Poi una voce le parla dalla radio, sembra rivolgersi solo a lei e dice cose bellissime che sono come un terremoto. Nasce a poco a poco un sentimento che assomiglia in maniera preoccupante all'amore, «quello stato tragico e soave in cui riusciamo a sospirare davanti a un passo carrabile».
Sacher, Mimose, Millefoglie, Charlotte...
La pasticceria di Caterina addolcisce le pene di molti, con le sue maestose cattedrali di zucchero. Ma la prima che avrebbe bisogno di dolcezza è proprio lei, Caterina, che si sente sola anche se la sua vita sentimentale è «intasata come una litoranea in agosto». Giancarlo, il fidanzato, è un commissario di Polizia che non sa infiammarle il cuore, le amiche si ricordano di lei raramente e Vittorio, il fratello, ha il singolare talento di mettersi, e di metterla, nei guai. Finché un giorno Caterina non trova nel retrobottega del negozio una radio, «un modello degli anni Settanta, un cubo arancione con tanto di antenna». Il primo miracolo è che dopo tutti quegli anni funzioni ancora. Il secondo è che la voce che parla da lí dentro parli a lei, a lei e a nessun altro. E dica cose che a poco a poco la conquistano, mettendole a soqquadro la vita. Marco Presta ci racconta da par suo, attraverso una scrittura comica ma alta, controllatissima, la storia di una giovane donna che trova, letteralmente, l'amore nell'aria. E pagina dopo pagina fa un incantesimo alla portata di chi ha la fantasia all'altezza del cuore.

Simonetta Agnello Hornby | Nessuno può volare

Nessuno può volare

 

Quando si nasce in una famiglia come quella di Simonetta Agnello Hornby, sin da piccoli si cresce con la consapevolezza che si è “tutti normali, ma diversi, ognuno con le sue caratteristiche, talvolta un po’ ‘strane’”. Attraverso una serie di ritratti sapidi e affettuosi, facciamo così la conoscenza della cugina Ninì, sordomuta (“Ninì non parla bene,” si spiega agli estranei), dell’amata bambinaia ungherese Giuliana, un po’ zoppa, del padre con una gamba malata, e della “pizzuta” prozia Rosina, cleptomane – quando l’argenteria scompare dalla tavola, i parenti le si avvicinano di soppiatto per sfilarle le posate dalle tasche, piano piano, senza che se ne accorga, perché “la zia non deve sentirsi imbarazzata”… E poi naturalmente conosciamo George, sia attraverso le parole di sua madre – non è facile accettare la malattia di un figlio, eppure è possibile (la chiave sta proprio nel titolo: “nessuno può volare”) –, sia grazie alla sua voce, che si alterna come un controcanto ironico (cento per cento british), ma deciso nel raccontare i tanti ostacoli di chi si muove in carrozzina. E proprio come Simonetta con le storie di un tempo passato ci regala uno sguardo insolito e genuino sul mondo, così anche George, a cui quindici anni fa è stata diagnosticata la sclerosi multipla, ci consegna un punto di vista diverso da cui osservare le città che abitiamo, le persone che ci circondano e noi stessi. “Come, accanto ai colori dell’arcobaleno, lo spettro cromatico della luce ha altri colori invisibili a occhio nudo, così io vorrei che questo libro potesse aiutare i lettori a vedere lo spettro diverso in cui la nostra società si compone.”

Ilaria Bernardini | Faremo foresta

faremo-foresta

 

La storia incantevole di due donne che hanno superato la paura e il dolore coltivando insieme una foresta urbana. Una ricetta universale per quando la vita si sente sterile. Un racconto botanico sulla vicinanza e la cura.
Anna sta piangendo la fine del suo amore – lei e il papà di Nico si stanno lasciando – quando incontra per caso Maria. Mentre chiacchierano, Maria comincia a stare male, molto male. Anna chiama i soccorsi, più tardi si scoprirà che ha avuto un aneurisma. Trascorreranno insieme una lunga estate di convalescenza, ma come si fa a reimparare a vivere dopo aver capito quanto vicina è la fine? Attorno alle due donne solo siccità e paura, persino le piante sul terrazzo della casa di Anna sono tutte mezze morte. Finché cominciano a occuparsene insieme e mentre le piante crescono rigogliose, le due iniziano a conoscersi, a prendersi cura l’una della solitudine dell’altra, e, proprio come il terrazzo, anche questa storia si trasforma in una foresta, così gioiosa e selvaggia da contenere le vicende di tutta l’eccentrica famiglia di Anna, così estesa da arrivare fino a Londra, dove vive il suo nuovo amore. Ilaria Bernardini ha attinto a una vicenda privata – la malattia, la fine di un matrimonio, un bambino da proteggere – per dar vita a un universo poetico potentissimo, in cui le parole germogliano come rami e foglie.

LAURA MARTINETTI & MANUELA PERUGINI | NIENT’ALTRO AL MONDO

Nient'altro al mondo

 

A volte la vita dà a due persone la stessa esperienza allo stesso tempo. Questo è quello che succede ad Alma e Maria, che scoprono entrambe di essere incinte negli stessi pochi mesi. Sono a diversi stadi della loro vita, ma improvvisamente le loro vite sembrano molto simili. Lo hanno sentito molte volte in passato. Erano compagne di scuola alle superiori, e da allora hanno condiviso molte esperienze, si sono confortate a vicenda quando erano infelici e hanno riso insieme alle stesse cose, anche se ora vivono distanti e hanno percorso strade diverse nella vita. Ora hanno entrambe sentito la notizia che cambia tutto, il tipo di notizie che si desiderano ardentemente ma che, quando lo senti, riempie di paura e allarme. Ma le loro esperienze si spostano presto in direzioni diverse: il sogno di Alma va avanti di mese in mese, mentre Maria termina una fredda giornata autunnale, lasciando un terribile senso di vuoto. Questo è il momento in cui la loro amicizia ha bisogno di mostrare la sua forza. Ognuno deve trovare spazio per l'altro, sopprimendo il proprio dolore o gioia. Perché il dolore e la gioia possono unirsi, cambiare posizione e sorprendere. Le persone possono essere fragili e forti allo stesso tempo. Alma e Maria scoprono quanto è difficile esprimere i propri sentimenti più profondi.
Ma non è così difficile se l'altra persona è qualcuno che può ascoltare, qualcuno che lo ha fatto per anni senza chiedere nulla in cambio. Qualcuno che ti fa sentire che nient'altro al mondo conta fuorché te.
Alma e Maria apprendono dall'esperienza che la maternità è un viaggio attraverso il mondo esterno, ma anche attraverso le loro vite interiori, qualunque sia il suo risultato finale, e quali ostacoli si presentano. Ci sono infiniti modi di essere madre, amica o donna.
Questo primo romanzo, scritto da due autrici, è sia abile che profondo. Riesce a tuffarsi fino all'origine delle emozioni, portandole in superficie e dando loro un nome. È una storia sulla maternità e l'amicizia, su cose non dette che si fanno chiaramente sentire, su scelte forzate che aprono strade inesplorate. È una storia in cui due donne guadagnano la forza per affrontare le incertezze del destino sapendo che stanno camminando mano nella mano.

Ilaria Macchia | Ho visto un uomo a pezzi

ho-visto-un-uomo-a-pezzi

 

Sette piccole esplosioni, sette pezzi della vita di una donna, sette racconti. La protagonista di queste storie si chiama Irene. Di lei sappiamo che si sente sempre nuda di fronte agli sguardi della gente, che ha un corpo che sembra perfetto ma se ne vergogna, gambe splendide sulle quali spesso barcolla, e una tendenza a scappare – di casa, dall’amore, da tutti i legami – ma poi, sempre, a tornare.
Questi racconti fotografano i momenti in cui la sua vita ha subìto uno strappo, in cui è accaduto qualcosa che ha determinato un’inversione di rotta: la volta che è andata al funerale di una sconosciuta, la volta che si è innamorata di un ragazzo che le è andato a sbattere addosso in un vicolo di Lecce, la volta che si è rifugiata con suo figlio in un armadio per nascondersi dai fantasmi, la volta che sua sorella l’ha battuta in una gara di nuoto, la volta che i suoi genitori le sono sembrati bambini, e le mille volte che è tornata da Piero, che ha occhi neri, mani perfette, una moglie, un figlio, ed è l’unico uomo che Irene non riesce a lasciare.
La prima prova letteraria di Ilaria Macchia è una costellazione di congegni narrativi esatti, che – legati tra loro da fili invisibili, spazi duttili che invitano a essere colmati con l’immaginazione – costruiscono il ritratto di una donna complessa: inquieta ma spaventatissima, pungente ma bellissima, come le meduse che danno il titolo all’ultimo racconto. E che, proprio come le meduse, nuota “in una direzione e nell’altra, senza sapere dove andare”: un personaggio capace di parlare a ognuno di noi. La materia prima di cui è fatta la sua storia è una scrittura essenziale, sfacciata, a tratti violenta, che esplora l’imprevisto nascosto nel quotidiano, ci disarma con leggere virate verso l’assurdo, si fa largo con prepotenza nel nostro animo e, guardandoci in faccia, sembra chiederci conto di chi siamo.

Pietrangelo Buttafuoco | I baci sono definitivi

baci-sono-definitivi

 

Ogni giorno, Pietrangelo Buttafuoco - col suo zaino da pendolare - entra in metropolitana, si ritrova tra le pagine di un incantesimo e ne fa cronaca. Ogni giorno affronta il viaggio sotterraneo e ne ricava una nota per il proprio quaderno. Incontri straordinari nell'ordinario levarsi dell'alba. Storie d'innamorati, struggenti malie, canzoni, dediche ed epiche vissute tra i sedili, i corrimani e le scale mobili delle linee nascoste nel sottosuolo. Reticoli che si dipanano poi nel groviglio seducente di transiti ferroviari, viaggi in automobile e passeggiate lungo strade di un mondo piacevolmente svelato agli occhi dell'immaginazione. Un esercizio di osservazione destinato al taccuino. Un canovaccio di messa in scena, che strappa la realtà alla quotidianità per svelare, nel godimento di un solo istante riflesso sui finestrini di un vagone, la verità della poesia.

Giosuè Calaciura | Borgo Vecchio

Borgo Vecchio

 

Nelle metropoli esistono spesso delle zone che sembrano concentrare in poche strade l’energia, il carattere, l’oscurità, la violenza e la bellezza della città intera, come fossero un condensato di vita, una versione raggrumata e forte dei sapori di ogni angolo e piazza. Questo è il quartiere di cui racconta Calaciura, una manciata di viuzze nel cuore di Palermo nelle quali si rispecchia e deforma ogni vizio e virtù, cuore e budella, miseria e ricchezza. Qui vivono Mimmo e Cristofaro, bambini e amici fraterni, Carmela e sua figlia Celeste, Totò il rapinatore e l’amico che lo tradirà, qui si allevano cavalli per le corse e si truccano le bilance delle salumerie, mentre i latrati del traghetto si confondono con i lamenti causati dai pugni di un padre ubriaco. Da un lato c’è il mare, col suo vento che scombina gli odori in vortici ballerini, portando fragranza di carne sin dentro le case di chi carne non mangia mai. Dall’altro c’è la piana distesa della città, coi suoi negozi, le signore benestanti, la legge e le guardie. Nei vicoli l’odore del pane sfornato due volte al giorno suscita un tale stupore che ciascuno si segna con la croce, magari mentre le forze dell’ordine prendono d’assedio il quartiere e ne presidiano gli accessi. Ma la città più grande non può soffocare le sue viscere, il suo cuore, perché lì si è posata la sua anima, lì si intravedono i miracoli e la meraviglia di ogni giorno, la fierezza e l’efferatezza dell’antico, del presente, la speranza del futuro.

Antonio Manzini | Orfani bianchi

orfani-bianchi

 

Tra la Moldavia e Roma, due mondi a confronto, un destino duro e crudele, la forza e la bellezza di chi sceglie di lottare, di non mollare. Dagli occhi di una straniera il ritratto di come siamo fatti, il sentimento della nostra epoca. L'interno di una buona famiglia borghese italiana... La tragedia di una madre lontana da suo figlio, qui in Italia ad aiutare per lavoro un'altra persona. Il distacco, la nuova famiglia, l'amore. L'incontro con la sofferenza, la voglia di vivere e le contraddizioni di una condizione comune a tante donne, mamme, famiglie.