Titolo: La zona fatua
Casa editrice: Logos
Data di pubblicazione: 7-10-2019
Numero di pagine: 96
ISBN: 9788857609171
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In un paesaggio indefinito, dominato da un cielo plumbeo che grava su un prato sconvolto dal vento, due piccoli pupazzi di gomma accolgono il protagonista della storia, un uomo con il volto segnato da una macchia rossa che a volte avvampa bruciandogli la pelle. Un marchio di tristezza secondo Zafran, il sinistro pescatore di pesci cervo, oppure di nostalgia, come pensa una donna dolcissima e sensuale dai capelli corvini e l’abito rosso.

L’uomo ha corso per tutta la notte fino a ritrovarsi in quella “zona fatua della coscienza in cui il mondo è solo un riverbero del nostro sonno” e sono Fritz e Hans, i due pupazzi di gomma, a dargli un nome: Sottovoce. Con loro l’uomo inizierà a esplorare la Zona, un luogo indefinito, un territorio fantasma dove il vento onnipresente piega gli alberi e i fili d’erba, increspa il mare, spalanca le finestre. Il vento mette in tensione un paesaggio che sembra sempre sul punto di dissolversi, così come l’uomo, costantemente assediato dal desiderio di scomparire, addormentandosi nella terra, immergendosi nell’acqua, sparendo nell’aria.

Nella Zona, il malinconico viaggiatore – uno degli emarginati che da sempre affascinano Mattotti – si muove in uno scenario onirico popolato da creature surreali, in cui affiorano di volta in volta i suoi ricordi: la lettura di un giornaletto, un pupazzo che da piccolo aveva gettato via, i dischi che ascoltava e il parco che amava visitare. Il mondo da cui voleva fuggire si ripresenta: rivede il laboratorio dove si effettuavano ricerche sulla sua macchia, ricorda i giochi nell’acqua con il fratello, si ritrova nella casa dell’infanzia a guardare con tenerezza la madre addormentata. Su ogni vicenda grava il senso della perdita di sé, temuta e agognata al tempo stesso, finché arriva per lui una risposta e la macchia sul volto si riassorbe.

Apparso per la prima volta a puntate sulla rivista Dolce Vita nel 1987, La zona fatua è una sequenza di poemi visivi che corrispondono ad altrettanti sogni, un susseguirsi di avventure che rimangono irrisolte e pronte ad aprirsi a nuovi sviluppi. Le immagini dai colori vividi e dai tratti nervosi di Mattotti, che in questo libro intendeva esplorare il rapporto tra pittura e fumetto, accolgono qui i testi evocativi di Jerry Kramsky, pervasi da un respiro lirico e da un senso di sospensione.

Una storia enigmatica e suggestiva, un viaggio nel sogno scandito da continue partenze, attraverso il quale gli autori, all’epoca trentenni, raccontano il proprio addio all’adolescenza.