Fabio Stassi

Fabio Stassi

BIOGRAFIA

Fabio Stassi è nato a Roma nel 1962. È un bibliotecario dell’Università La Sapienza. Ha pubblicato per Minimum fax È finito il nostro carnevale (2007), La rivincita di Capablanca (2008), Il libro dei personaggi letterari. Dal dopoguerra a oggi (2015) e Con in bocca il sapore del mondo (2018). Per la casa editrice Sellerio: L’ultimo ballo di Charlot (2012), Come un respiro interrotto (2014), Fumisteria (2015), La lettrice scomparsa (2016), Angelica e le comete (2017), Ogni coincidenza ha un’anima (2018), Uccido chi voglio (2020) e Mastro Geppetto (2021). Ha scritto anche dei libri per ragazzi e curato, inoltre, l’edizione italiana di Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno (Sellerio, 2013 e 2016) e di Crescere con i libri. Rimedi letterari per mantenere i bambini sani, saggi e felici (Sellerio, 2017) di Ella Berthoud e Susan Elderkin.

Ha vinto numerosi premi, tra cui il Selezione Campiello, l’Alassio, il Vittorini Opera Prima, lo Sciascia, lo Scerbanenco, l’Arpino e, nel 2022, con il romanzo “Mastro Geppetto” il Premio Stresa di Narrativa e il Premio Dessì.

PUBBLICAZIONI

Titolo:
Mastro Geppetto
Casa editrice:
Sellerio
Data di pubblicazione:
14-09-2021

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Un padre alla ricerca del figlio. Un falegname e il suo burattino. Un piccolo gioiello di creatività e ispirazione letteraria.

Se le avventure di Geppetto, il creatore di Pinocchio, fossero del tutto diverse da come le conosciamo? Se accanto alle peripezie del burattino che si è fatto bambino vi fossero anche quelle di un padre che tanto ha voluto un figliolo da costruirselo con le proprie mani?
Fabio Stassi ha scritto una storia nuova a partire da una storia classica, quella di uno dei più grandi romanzi della letteratura italiana. Nelle sue pagine l’anziano falegname diviene un uomo febbrile animato dal desiderio della paternità, vittima di uno scherzo crudele dei suoi concittadini. Le gesta del burattino, buffe, drammatiche, violente, si mischiano alle sue avventure, a loro volta sorprendenti e a tratti sconcertanti. L’uomo Geppetto sembra uscire dalla fiaba per grandi e piccini di Collodi e spostarsi su un palcoscenico contemporaneo dove la povertà, la malattia, il bisogno di amore, la crudeltà e il riscatto sono al centro della scena, motore concreto dell’azione. Così Geppetto diventa il ritratto di un uomo introverso e temerario, candido e visionario, che si accinge ad affrontare il mondo e a scoprirlo di nuovo, inseguendo il sogno di una creatura che sia carne della sua carne, in cui riversare le emozioni e l’affetto che porta dentro. Ma quel mondo lo disprezza e lo deride, rivelando tutta la sua ferocia in una condanna impietosa della solitudine e della diversità.
In Mastro Geppetto Stassi si abbandona con evidente piacere a uno dei suoi grandi talenti, quello di plasmare la materia reale e immaginaria delle storie e dei personaggi per trarne un racconto che affonda le radici nel desiderio e nella fantasia, producendo la metamorfosi che trasforma la finzione dell’arte letteraria nella verità più luminosa e commovente, più dolorosa e umana.

Titolo:
Uccido chi voglio
Casa editrice:
Sellerio
Data di pubblicazione:
23-07-2020

Una nuova avventura a tinte più nere che mai per il biblioterapeuta Vince Corso, un enigma che lo porta a smarrirsi tra le ombre e a interrogarsi sul potere minaccioso e salvifico delle parole.

Questa storia è nata in un carcere. Un detenuto albanese mi rivelò, in un incontro, il vero significato dell’antico soprannome della mia famiglia, Vrascadù. Avevo sempre creduto che volesse dire Braccia Cadute e fosse una contrazione del siciliano. Si trattava invece di una frase arbëreshë; il ragazzo mi consegnò la traduzione su una pagina strappata che ho portato con me per anni: Uccido chi voglio. È il titolo di questo romanzo, e il motivo per cui comincia con un altro biglietto spedito da Regina Coeli.

A scrivere a Vince Corso, che di mestiere cura la gente suggerendo libri da leggere, è un ergastolano di nome Queequeg. Inizia così una settimana difficile, nella quale Corso si troverà a un metro dalla follia e nel mezzo di un’indagine, ma da inquisitore a inquisito, come se oltre alla realtà anche l’alfabeto si fosse capovolto ed esistesse per davvero una Porta Magica tra i libri e la vita.

Smarrito per Roma, Vince Corso si addestra a perdersi, non a ritrovarsi. La sua è la testimonianza di un detective involontario che non riesce più a leggere il mondo che lo circonda. Un rapporto sulle ombre, e sul potere minaccioso e salvifico delle parole. Una lunga lettera al padre, dopo tante cartoline.

Titolo:
Vivere con i classici
Casa editrice:
Sellerio
Data di pubblicazione:
04-06-2020

«Imbalsamare i greci e i romani li ha privati della loro forza, cioè della loro conflittuale modernità» (dall’Introduzione di Luciano Canfora).

Una riflessione su come cambia il ruolo dei classici nella vita quotidiana attraverso sei storie che conquistano e fanno riflettere firmate da alcuni tra i grandi autori del momento.La conflittuale modernità dei classici è il tema di questo libro: racconti e riflessioni in forma narrativa. Alicia Giménez-Bartlett, in un’ironica Apologia, ritrae un’adolescente, che ripete «Odio i classici». La presenza mutevole, nelle stagioni della vita, di Ulisse, il prototipo dell’avventura, è il percorso di Francesco Cataluccio. Daria Galateria illustra la virtuosa avarizia che predilige i classici. Fabio Stassi immagina uno scenario fantascientifico: una specie invincibile di tarli ha aggredito le biblioteche. Tanti scrivono senza essersi fatti le ossa sui classici, per Roberto Alajmo: è la prevalenza del bonghista. Scott Spencer legge Delitto e castigo senza trascurare le serie televisive, per profilare il futuro dell’attrazione per i grandi libri.

 

«Odio i classici. Sono un orrore, un incubo. Tanto per cominciare, chi sarebbero questi classici? Avevo sempre pensato che fossero gli scrittori, i filosofi e gli scultori vissuti in Grecia e a Roma tantissimi anni fa. E invece no, un bel giorno ho fatto la scoperta che sono ritenuti classici anche autori come Dante, Balzac, Kant e pittori come Velázquez e Michelangelo. Tutta gente vissuta un mucchio di tempo dopo i classici veri, quelli con la toga, il barbone e i sandali di cuoio, per intenderci. Come sarebbe? Quello che non è classico, non dovrebbe essere moderno? Sembra di no. Dicono sia classico tutto quello che è successo nella cultura molto tempo fa ma che funziona ancora oggi come una specie di guida, per indicarci la strada. Però non mi convince neanche questo».

Alicia Giménez-Bartlett